mercoledì 19 marzo 2003

Sul numero del Mucchio Selvaggio della scorsa settimana sono apparsi (oltre che la madonna sotto forma di Cat Power in copertina) due interviste: Lou Barlow e Stephen Malkmus, i due signori che una decina d'anni or sono hanno contribuito sensibilmente alla mia educazione sentimentale slacker.
L'intervista all'ex Pavement é opera di tal Giovanni "John" Vignola, penna ormai storica della critica "rock" italiana...

Domanda di Vignola: "Cosa risponderesti a chi trovasse il tuo lavoro troppo legato alle radici e magari senza gran voglia di volare?
Risposta di Malkmus: "Non saprei a quali radici si riferisce...le ali? Chi le ha avute mai?

E non é finita qui! Ci sono altre perle-domande tipo: "La storia dei Pavement é stata un ponte fra due epoche storiche diverse, fra l'autonomia estetica del punk e uno sguardo sul territorio". ???????!!!!!! Lo sguardo sul territorio? Ma che cazzo te stai addì? E poi ancora: "Ci sono caratteri estremi che cerchi in un brano riuscito, più come ascoltatore che come compositore?". Ora, si sa che Malkmus NON é certo un simpaticone ma immaginate se certe domande le facessero a voi che.
Che senso ha leccare il culo a Malkmus per il suo sense of humor? é incredibile come il signor Giovanni "John" Vignola, uno dei pochi "giornalisti musicali" con lo stipendio fisso, abbia subito la laconicità dell'intervistato che, soprattutto dopo il suo primo album solista, dovrebbe essere lui a leccare il culo dei giornalisti in modo espansivo e cordiale.

Domande che avrei voluto fare a Malkmus se fossi stato al posto del signor Giovanni "John" Vignola:
1) Ti ho visto live coi Pavement a Milano nel '97. Perché fingevi di avere lo scazzo?
2) Hai rotto il cazzo.
3) Ti amo.
4) Che ne pensi dei Trumans Water?
5) Vieni a casa mia con la chitarra e un fustino di Dixan che sul mio macinino portatile registriamo il più grande album della storia dopo Slanted & Enchanted.

Per quel che concerne l'intervista a Lou Barlow devo dire che Aurelio Pasini ha fatto un buon lavoro. Non ce l'ho con lui...quanto piuttosto con Lou Barlow che qualche mese fa aveva dato la sua disponibilità per un breve intervista via email per SODAPOP ma che non ha mai risposto alle domande. Povero picio, non sapeva che su Sodapop c'é una monografia sui Sebadoh (la migliore che possiate leggere in Italia - non l'ho fatta io, purtroppo); non sa che il numero di visite a Sodapop in una settimana é quasi superiore al numero di copie vendute dal Mucchio Selvaggio in un mese; non sa che quelli che visitano Sodapop hanno in casa tutti i dischi dei Sebadoh compreso il penosissimo ultimo, comprato usato per malsano dovere di completismo.
Perché nessuno chiede a Lou Barlow come mai da quando si é sposato e si é trasferito in California fa solo dischi di merda inutili? Perché il primo disco dei Folk Implosion registrato in mezza giornata possedeva attitudine e canzoni mentre quello nuovo non possiede né l'una né l'altra cosa? Perché ha sempre detto che per lui l'unica cosa importante per lui era che la musica provenisse dal cuore e poi ha speso un assegno da 150mila dollari della Interscope per registrare una merda di album?

E ora, visto che la mia fanzine uscirà tra un secolo, vi propongo un piccolo/grande assaggio.
Special guest sul blog il Lester bangs italiano: Andrea Valentini. Quello che segue é il suo all time mix-tape. Leggete con cura.
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MC5 kick out the jams (da "Kick out the jams" LP) - un pugno in faccia. Uno sputo in un occhio. Violenti, sbruffoni, sessisti e drogati. Questo erano i
Motor City Five. E bisogna amarli per questo. E' necessario... se tutti
sentissero il sangue ribollire ascoltando il giro d'introduzione di questa
canzone, il mondo sarebbe migliore, saremmo tutti un po' più tranquilli e la
merda non ci soffocherebbe. Invece... invece dovrò provvedere io e comprarmi
un bel pistolone automatico. Per fare un po' di pulizia. Kick out the jams,
motherfuckers...

MISFITS twenty eyes (da "Walk among us" LP) - era il 1986 e qualcuno mi
registrò una C90 della Sony con sopra una copia di quinta generazione
(almeno) dell'album dei Misfits. Io ero un ragazzino mezzo metallaro con i
Metallica e i GBH in testa: questo disco mi scopò letteralmente il cervello
e iniziai ad ascoltarlo ossessivamente per giorni di fila... insomma, cosa
ve lo dico a fare... lo sapete anche voi quanto immenso sia "Walk among us".
E per me "Twenty eyes" ne è il manifesto... questo brano mi rimase in testa
da subito e ricordo innumerevoli serate alcoliche con i vari Fulvio, Geppo,
Alberto, Raffaele e compagnia bella in cui ogni tanto partiva il coro
"Twenty eyes in my head, twenty eyes in my head, twenty eyes in my head!!!"
magari nel bel mezzo di un pub, di una bettola o di una via del centro. Ecco
tutto.

DEAD BOYS ain't it fun (da "We have come for your children" LP) - io non
sono un esperto, io non sono un musicofilo, io non sono un tuttologo capace
di recensire dal dub al reggae passando per il grind e l'indie pop. Però una
cosa la so: capisco quando un pezzo mi entra dentro, mi frulla e mi lascia
come dopo una scopata con Wonder Woman. E questo è uno di quei brani...
malinconico e duro, dolce e sguaiato, punk, rock... una ballata che graffia
più di qualsiasi cazzata emo, indie o che altro. Credete che sia ignorante?
Me ne fotto. I morti siete voi.

ADVERTS one chord wonders (da "Crossing the red sea with..." LP) - forse
l'unico gruppo del punk inglese che, per me, valeva veramente. Scuri,
sferraglianti, melodici e dissonanti. E i testi di TV Smith, taglienti,
ironici e intelligenti. Questo è l'inno dei gruppi minori, di quelli che
alzano la testa mentre stanno suonando e si accorgono che la sala si è
svuotata.

ROLLING STONES brown sugar (da "Sticky fingers" LP) - questo è il R O C K.
Cristo... non ve lo spiego perchè l'ho messo questo pezzo. Non è giusto
spendere troppe parole per argomenti ovvi, sacri ed evidenti.

MUSIC MACHINE hey Joe (da "Talk talk" LP) - i primi 15 secondi nemmeno si
sentono, a meno che non alziate il volume per bene. Poi, piano piano, come
un ago che vi entra in una vena, la musica cresce e inizia a sentirsi un
basso cupo, un organo che sembra quello dell'ultimo funerale
celebrato sulla Terra... e alla fine la voce, che sublima la disperazione e
lo strazio in valore assoluto. E l'ago va sempre più in fondo, inizia a
iniettare il veleno che la siringa contiene. Prima di metà del brano non
capirete più nulla e vi verrà in mente proprio quel ricordo che eravate
convinti di avere cancellato.

LED ZEPPELIN whole lotta love (da "II" LP) - un riff che ti entra nelle
orecchie e sublima il blues con l'hard rock'n'roll. I'm gonna give you my
love, every inch of my love. Becero sessismo, per ricordarsi che le donne
sono bestie. E come tali si devono trattare. Se uno ne è capace.

13TH FLOOR ELEVATORS you're gonna miss me (da "The psychedelic sounds of..."
LP) - il riff più bastardo degli anni '60, che ancora oggi ci perseguita e
sembra sempre figo come il primo giorno. Anzi, meglio. Mi, Re, La, Sol.
Cristo... questo pezzo dovrebbe essere in ogni compilation di musica. E'
semplice, ruvido, psichedelico, punk, garage, beat, blues... vi rompe il
culo e se ne va. E poi sentitevi il testo, che è meglio. Roky Erickson sarà
ormai un povero relitto da ospedale psichiatrico, però ci ha regalato questa
perla. E io sarei disposto a ridurmi molto peggio se solo sapessi di poter
lasciare un simile testamento al mondo.

DAG NASTY safe (da "Wig out at denko's" LP) - hardcore melodico, USA anni
'80. Rabbia giovanile che si modifica, cresce e diventa consapevole di sè.
Crescere è doloroso, ma finchè ci sarà musica così da ascoltare, qualcuno
potrà salvarsi.

TELEVISION knocking on heaven's door (da "Blow up" 2CD) - la versione più
straziante di questo brano, nonchè l'unica che mi riesca di ascoltare.
L'atmosfera pseudo peace and love dell'originale di Mr Dylan è seppellita e
geneticamente manipolata da un torrente di chitarre in feedback, voce al
limite dello stonato e un'aria pesante, come di imminente tragedia... perchè
in fondo, anche quando arrivi a bussarci a queste cazzo di porte del
paradiso, non sai se ti apriranno. E allora è un casino.

ALICE COOPER the ballad of Dwight Fry (da "Love it to death" LP) -
impazzisci, ti rinchiudono in ospedale psichiatrico, poi scappi e scopri di
sentirti una favola. Là dentro hai fatto nuove amicizie, hai perso qualche
chilo e ti è venuta anche voglia di rivedere la tua famiglia. E poi devi
ancora restituire tutti i giocattoli che hai rubato a tua figlia. Allora
corri, scappi, anche se fa freddo e il pigiama non ti ripara molto. Ecco,
però... c'è un problema. Che sei matto e non ci capisci un cazzo. E
allora... allora vai in giro senza sapere dove sei, finchè non senti le
sirene che si avvicinano. E poi urli. Consigliata anche la versione ultra
marmorea dei Melvins su "Lysol", ma solo per i signorini e le signorine col
cuore bello forte.

DIED PRETTY just skin (da "Free dirt" LP) - e chi se lo dimentica il rock
australiano... sarebbe stato facile mettere i Radio Birdman, gli Hoodoo
Gurus o i Saints... ma questi Died Pretty hanno sfornato un piccolo
capolavoro (peraltro prodotto da Rob Younger dei Birdman, quindi il cerchio
si chiude), a metà anni '80, che ogni appassionato di rock fatto col cuore
dovrebbe avere.
Deserto, malinconia, rabbia e "forte sentire". Questo pezzo è come un
giochino peridoloso, che ti piace fare, ma non sai dove ti porterà. Da
ascoltare in loop per giorni interi, quando tutto là fuori sembra essere un
po' troppo strano per lasciarsi coinvolgere.

THE STOOGES tv eye (da "Funhouse" LP) - un urlo animalesco. Un riff
tagliente come una lama arroventata. Tossici, troie, bastardi e schifose...
prego, da questa parte. E' il vostro momento. Uno dei più alti momenti di
poesia del rock, racchiuso in una veste formale che potrebbe essere stata
concepita da un visigoto psicopatico pluriomicida. Non voglio dire altro.

GUN CLUB she's like heroin to me (da "Fire of love" LP) - gli inventori del
blues punk, i domatori di demoni che muoiono nell'arena morsicati dal
diavolo in persona. Quando ti accorgi che lei era come l'eroina, quando sai
che non ne potevi fare a meno, ma ti ha fatto troppo male... questo è IL
brano.

LOVE signed D.C. (da "Love" LP) - una scarna ballata acustica di pochi
accordi. Un'armonica miagolante che fa un assolo. E un testo che parla in
prima persona di quando hai bisogno di bucarti e ti senti solo e non hai più
un cazzo e hai un piede nella fossa e... quello.